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Che cos’è UNIDROIT?

L’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato (UNIDROIT) è un’organizzazione intergovernativa indipendente che persegue l’armonizzazione, il coordinamento e la modernizzazione del diritto privato e commerciale. Organizzazione a vocazione globale, UNIDROIT riunisce 65 Stati membri provenienti da cinque continenti, rappresentativi di una grande varietà di sistemi giuridici, economici, politici e culturali. Nel loro insieme, i suoi membri rappresentano oltre il 90% del PIL nominale mondiale e più del 70% della popolazione globale.

Fondazione dell’Istituto (1924-1928)

UNIDROIT fu fondato nel 1926 come organo ausiliario della Società delle Nazioni. A nome dell’Italia, il conte Cippico dichiarò, dinanzi all’Assemblea della Società il 26 settembre 1924  (Doc. 1), l’intenzione del suo Governo di finanziare l’Istituto, associando l’unificazione dei diritti e dei doveri delle persone all’obiettivo di “preparare una migliore umanità” e di conseguire la “pace universale”. A seguito di ulteriori scambi e del completamento delle procedure interne, l’accordo fu formalmente concluso mediante uno scambio di lettere tra il Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri italiano, Benito Mussolini, e il Presidente del Consiglio della Società delle Nazioni, Ishii Kikujirō. La corrispondenza interna della Società delle Nazioni indica che la seconda lettera fu inviata il 20 aprile 1926, data da cui si fa decorrere convenzionalmente la fondazione dell’Istituto (Docs. 2 and 3).

Lettera del 31 marzo 1926 con cui il Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri italiano Mussolini conferma la proposta italiana (pp. 1, 5)

 

Doc. 3 - Notes 22 avril 1926

Nota del 22 aprile 1926 del Presidente del Consiglio della Società delle Nazioni Ishii al Segretario Generale Sir Drummond, che conferma che la versione finale della sua risposta
al Governo italiano (in allegato) è stata inviata il 20 aprile 1926

 

La teca sottostante riporta lo scambio di lettere istitutivo, in estratto dal Giornale Ufficiale della Società delle Nazioni e dai documenti per la circolazione interna ai suoi organi, nonché il Regio Decreto Legge del Regno d’Italia del 3 settembre 1926, che diede esecuzione all’accordo tra le due organizzazioni. La sessione inaugurale si tenne il 30 maggio 1928 alla presenza del Re d’Italia, del Primo Ministro italiano, dei rappresentanti della Società delle Nazioni e dei vari corpi diplomatici (Doc. 4). Subito dopo ebbe luogo la prima sessione del Consiglio direttivo dell’Istituto, presieduta dal primo Presidente dell’Istituto, il senatore italiano Vittorio Scialoja, e composta da un gruppo eterogeneo di alcuni tra i più eminenti giuristi di diritto civile dell’epoca, provenienti da diverse tradizioni giuridiche (Doc. 5).

Scambio di lettere costitutivo – Estratto destinato alla diffusione e alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Società delle Nazioni (29 aprile 1926)

 

Decreto Regio del 3 settembre 1926, n. 2220 – Approvazione della costituzione di un Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato a Roma

 

Rilancio come organizzazione internazionale (1940-1949)

La continuità dell’Istituto quale organo ausiliario della Società delle Nazioni fu messa in discussione quando l’Italia uscì dalla Società nel 1937. Tuttavia, nonostante il mutamento delle circostanze, perdurò tra i governi e i circoli accademici la convinzione che le attività dell’Istituto dovessero in qualche modo proseguire. Nel 1940, il Governo italiano elaborò un memorandum in tal senso, invitando tutte le regie rappresentanze diplomatiche all’estero a proporre agli Stati di accreditamento il rilancio dell’Istituto nelle forme di un’organizzazione internazionale, indipendente dalla Società delle Nazioni (cfr. teca sottostante), sulla base di uno Statuto aperto alla ratifica di tutti i governi. Un totale di 23 Stati ratificò il nuovo Statuto già nel primo anno, con una forte rappresentanza europea e sudamericana, a testimonianza della percezione che la natura tecnica dell’Istituto giustificasse la prosecuzione delle sue attività nonostante i tragici eventi della Seconda guerra mondiale. Altri Stati aderirono al termine del conflitto: il primo fu la Santa Sede (1945), come riportato in una lettera dell’allora Presidente dell’Istituto, Massimo Pilotti, al Ministro degli Affari Esteri italiano, Alcide De Gasperi, che menzionava la designazione del principe Carlo Pacelli, nipote di Papa Pio XII, quale delegato (Doc. 1). In seguito, fu elaborata una strategia complessiva per ottenere l’adesione di Paesi di rilievo e rafforzare la cooperazione con quella che sarebbe divenuta l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Docs. 2, 3, and 4). Stati di tutti i continenti continuarono ad aderire, dagli anni Cinquanta fino ai giorni nostri, confermando la portata autenticamente globale di UNIDROIT. Tra le tappe regionali più significative si annoverano le adesioni di Francia (1948), Regno Unito (1948), India (1950), Nigeria (1964) e Stati Uniti d’America (1964). Una pubblicazione del Ministero degli Affari Esteri italiano della fine degli anni Settanta riporta l’elenco delle ratifiche effettuate fino a quel momento (Doc. 5). Oggi UNIDROIT conta 65 Stati membri.

Memorandum e circolare del Ministero degli Affari Esteri italiano con cui si invitano le rappresentanze diplomatiche a proporre l’adesione degli Stati accreditatari al nuovo Statuto (2 e 29 gennaio 1940)

Statuto organico del 15 marzo 1940

 

Una storia per immagini: materiali d’archivio dall’Istituto Luce (1926-1953)

Le prime quattro immagini del video, tratte dall’inaugurazione dell’Istituto nel 1928, conducono lo spettatore dal piazzale antistante agli interni di Villa Aldobrandini. La prima immagine offre una vista della facciata della villa (Doc. 1); la seconda si sofferma sull’ingresso ad arco, con la celebre fontana sullo sfondo (Doc. 2). La terza immagine ritrae la delegazione del Primo Ministro italiano davanti all’ingresso (Doc. 3). La quarta raffigura il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III di Savoia, seduto in prima fila nella Sala delle Carte Geografiche durante la cerimonia inaugurale (Doc. 4).

 

Il successivo cinegiornale, anch’esso realizzato in occasione dell’inaugurazione, documenta la visita del Primo Ministro italiano mentre passeggia attraverso i giardini di Villa Aldobrandini (Doc. 5). Le due fotografie seguenti mostrano i membri del Consiglio direttivo dell’Istituto riuniti nella Sala Parquet durante una riunione del 1929, con al centro il primo Presidente di UNIDROIT, il senatore Vittorio Scialoja (Docc. 6–7), mentre l’immagine successiva offre uno scorcio degli scavi archeologici nei giardini della Villa, avviati nel 1927 e proseguiti negli anni successivi (Doc. 8). Gli ultimi due filmati documentano quanto la storia dell’Istituto, e quella dell’unificazione del diritto, si siano intrecciate con il processo di integrazione europea. Il 26 febbraio 1953, l’Istituto ospitò la “Conferenza dei Sei”, dedicata alla discussione di misure di attuazione del recente Trattato della CECA e alle ulteriori prospettive di integrazione, tra cui la creazione di un’unione doganale. Le immagini, che ritraggono due padri fondatori dell’integrazione europea – l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Alcide De Gasperi e il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania Konrad Adenauer – evocano “le armonie di Villa Aldobrandini come auspicio di concordia” (Doc. 9). Il 15 ottobre 1953, nelle sale della Villa si tenne la “Tavola rotonda d’Europa”, alla quale partecipò nuovamente De Gasperi, insieme a Robert Schuman, altra personalità tra i principali artefici dell’unificazione europea, dedicata al tema dell’unità culturale dell’Europa (Doc. 10).

UNIDROIT Centenary – Virtual Exhibition

Tracce della Seconda guerra mondiale (1941)

Quando UNIDROIT fu rilanciato nel 1940, l’Istituto dovette affrontare le tragiche vicende della guerra. Alcune delle difficoltà incontrate nel corso del conflitto armato sono documentate in una lettera del 17 novembre 1941, nella quale l’allora Presidente Mariano D’Amelio richiede l’esenzione del bibliotecario dell’Istituto, Alessandro Montecchi (Doc. 1). In un’altra lettera al Ministero degli Affari Esteri italiano del 30 novembre 1941, l’Istituto si lamenta dell’installazione di cannoni antiaerei e dei “gravissimi” danni da essi causati alle terrazze di Villa Aldobrandini, ribadendo la natura internazionale dell’Istituto e il dovere dello Stato italiano di riservare alla Villa lo stesso trattamento riconosciuto alle rappresentanze diplomatiche straniere (Doc. 2). Nel desolante contesto della guerra, emersero tuttavia anche segni di perdurante umanità. L’Istituto non si limitò a difendere i propri interessi, ma prestò anche aiuto ad accademici stranieri. In una lettera del 30 aprile 1941, il Presidente D’Amelio si rivolge all’Ambasciatore tedesco a Roma, Hans Georg von Mackensen, chiedendo il suo intervento per ottenere la liberazione di un giovane giurista francese, René David, allora prigioniero di guerra in Germania e destinato a divenire una figura eminente del diritto comparato (nonché membro del Consiglio direttivo di UNIDROIT) (Doc. 3). Nella lettera, il Presidente sottolinea l’alta considerazione di cui il Professor David godeva tra i colleghi tedeschi, sia sul piano personale che su quello professionale, arrivando a indicare il blocco e la baracca in cui era detenuto. Il Presidente esprime poi la propria gratitudine all’Ambasciatore tedesco per il sostegno ricevuto in una lettera del 13 maggio dello stesso anno (Doc. 4). Il Presidente avrebbe successivamente chiesto anche la liberazione del figlio del Professor francese e membro del Consiglio direttivo Jules Basdevant (futuro Presidente della Corte internazionale di giustizia), detenuto in Germania e in precarie condizioni di salute (Doc. 5).

 

Il periodo postbellico e il coordinamento con le Nazioni Unite (1946-1950)

Alla fine della Seconda guerra mondiale, l’Istituto riprese le proprie attività con l’obiettivo di ampliare la membership e valutare forme di cooperazione con la neoistituita Organizzazione delle Nazioni Unite. Un memorandum di UNIDROIT del 30 settembre 1946 esprime apprezzamento per la disponibilità del Regno Unito a sostenere una possibile cooperazione tra le Nazioni Unite e UNIDROIT nella successiva sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista per l’ottobre 1946, e illustra le modalità con cui tale cooperazione avrebbe dovuto essere stabilita (Doc. 1). Un memorandum del dicembre 1947 del Segretario Generale di UNIDROIT, Mario Matteucci, indirizzato a un alto funzionario del Ministero degli Affari Esteri italiano, il Ministro Plenipotenziario Blasco Lanza d’Ajeta, riassume le possibili opzioni (vale a dire, l’ingresso formale nel sistema delle Nazioni Unite quale agenzia specializzata oppure un coordinamento “de facto”), in parallelo con la strategia di attrarre le “grandi potenze” affinché aderissero a UNIDROIT, e chiarisce come il fatto che l’Italia non fosse ancora entrata nelle Nazioni Unite costituisse un ostacolo all’ingresso formale (Doc. 2). Un aide-mémoire redatto intorno al luglio 1948 ripercorre gli scambi con le Nazioni Unite e le questioni emerse a seguito della sospensione, da parte dell’ONU, delle relazioni con la Spagna, Stato membro di UNIDROIT, nonché la proposta delle Nazioni Unite di facilitare una cooperazione “de facto”, che sembrava essere già in atto (Doc. 3). Una lettera del dicembre 1949 del Presidente di UNIDROIT Massimo Pilotti al Ministro degli Affari Esteri italiano Carlo Sforza riferisce dell’ingresso di nuovi Stati membri (Regno Unito, Francia) e della risoluzione degli ostacoli emersi nei rapporti con le Nazioni Unite (Doc. 4). La questione spagnola sarebbe stata poi risolta con il mutamento dell’approccio delle Nazioni Unite nei confronti della Spagna, comunicato a UNIDROIT nel 1950 (Doc. 5).

Lettera del 21 dicembre 1950 del Capo della Sezione Migrazioni delle Nazioni Unite a UNIDROIT, con allegata una copia della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 4 novembre 1950 sulle relazioni degli Stati membri e delle agenzie specializzate con la Spagna

 

Il primo logo UNIDROIT (anni ’50)

La ricerca archivistica ha portato alla luce due bozze di logo, rispettivamente su sfondo blu e azzurro chiaro, ciascuna con quattro diverse versioni del primo logo UNIDROIT. Le annotazioni sullo sfondo azzurro chiaro indicano le varie opzioni relative a forma, stile e colori: meridiani grigi, neri o dorati; forma circolare o ellittica; continenti raffigurati in bianco, grigio o verde (cfr. teca sottostante). I disegni, risalenti alla fine degli anni Cinquanta (sebbene senza una datazione precisa), sono attribuibili a Caterina “Katy” Castellucci, celebre pittrice e graphic designer (Doc. 1), la cui firma compare sul retro di uno dei due elaborati (Doc. 2). Esponente di rilievo della cosiddetta “Scuola romana”, la Castellucci visse tra Roma, Parigi e Milano e, dopo una prima fase dedicata alla pittura, orientò la propria attività verso la grafica e la moda. Il primo documento su carta intestata UNIDROIT recante il logo – successivamente semplificato in un globo con continenti e meridiani in tonalità grigio-verde su sfondo bianco – è un memorandum redatto nel marzo 1958 sulla cooperazione tra l’Istituto e le Nazioni Unite (Doc. 3). La denominazione “UNIDROIT” compare per la prima volta in un telegramma inviato dal Professor Piero Angelo Sereni al Presidente dell’Istituto Massimo Pilotti, per l’esigenza di abbreviare e semplificare la denominazione nelle comunicazioni, sempre più destinate a essere trasmesse per via telegrafica (Doc. 4).
Fotografia di Katy Castellucci [Fotografia]. (s.d.). Archivio della Scuola Roma.
Arte e Roma tra le due guerre. https://www.scuolaromana.it/artisti/castell.htm

 

Doc 4 Italcable telegram
Telegramma Italcable del Prof. Sereni al Presidente di UNIDROIT Pilotti, in cui compare per la prima volta l’abbreviazione UNIDROIT

 

Progetti grafici con bozzetti del logo UNIDROIT, attribuiti a Katy Castellucci [anni ’50]